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Vivere a Molinella

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Itinerari turistici

Le bellezze naturali e i principali monumenti.



Paesaggio vallivoLa Valle Vallazza
Nel nostro territorio, l'unica superstite testimonianza del tipico ambiente naturale è la Valle Vallazza, un'area di 85 ettari di proprieta' della Cooperativa "G. Massarenti", situata sulla strada, che da Molinella conduce a Selva Malvezzi.
Benché minacciati da un'urbanizzazione incombente, vi sopravvivono tipi di flora e di fauna caratteristici delle zone umide.
Entro un perimetro delimitato dai pioppi, un fitto intrico di canne palustri e di tife cinge d'interno un vasto specchio d'acqua, su cui galleggiano numerose varietà di ninfee e di lenticchie d'acqua (la comune "nadrela").
È l'habitat ideale per rane, tartarughe, biscie ed altri rettili acquatici. Qui nidificano abitualmente folaghe, svassi e diverse specie di anatre, talvolta ci si può imbattere in qualche maestoso esemplare di airone cenerino.
Anche le aree di rispetto lungo i canali e gli invasi fluviali possono essere considerate come ambienti umidi. All'interno degli argini e nelle golene libere da colture si riscontra un'avifauna e una vegetazione di analoga tipologia. In alcune zone poderali sorgono infine i vecchi maceri (masadur), le vasche un tempo utilizzate per la macerazione della canapa. Molti, per la verità, furono interrati quando decadde quel genere di lavorazione agricola, ma quelli ancora esistenti costituiscono un sistema biologico di insospettabile ricchezza, contraddistinto dalla presenza di querce e salici capitozzati, di canneti e di fiori campestri, testuggini, libellule e sgargianti farfalle.

Torre S. StefanoMolinella
Il centro storico del capoluogo è dominato dalla caratteristica torre campanaria pendente, che affianca l'antica chiesa di S. Matteo (fine XV secolo), oggi adibita ad Auditorium.
La Chiesa parrocchiale fu costruita su di un più antico piccolo tempio, come ci documenta un disegno di Ignazio Danti del 1578, e possedeva un porticato a tre archi.
La costruzione del campanile iniziò nel 1727 ma, per la precoce pendenza causata da cedimento del terreno, le cella campanaria fu eretta vent’anni dopo e, per timori di instabilità, demolita nel 1909.
Fino alla sua chiusura la chiesa ospitava un pregevole organo del Traer (1670) e tele del Giusti e del Sordino.
Dopo notevoli lavori esterni ed interni (nel 1780 e nel 1794) si decise, nell’anno 1915, di demolire il porticato.
Si ampliò poi ulteriormente il tempio, a fine anni trenta, con una nuova abside e una nuova canonica.
La chiesa è stata aperta al culto fino al 1971, anno dell’inaugurazione della nuova parrocchiale. 
Nel 1992, dopo un crollo di un muro esterno, iniziarono i lavori di restauro. Nel febbraio 1999 fu possibile sistemarvi la biblioteca comunale e, nel giugno 2000, inaugurare il nuovo Auditorium. 

Di fronte all’Auditorium, al centro di Molinella, sorge la Torre civica di Santo Stefano. 
Costruita nel secolo XIV, fu danneggiata dalle truppe di Bernabò Visconti nel 1360 e praticamente rasa al suolo da Alberto V d’Este, alleato di Galeazzo Visconti, nell’agosto del 1390.
Era merlata e solo a fine secolo XVII fu fornita di un tetto a quattro spioventi e di una guglia a piramide, per sistemarvi le campane della chiesa adiacente.
In antico era stata adibita a carcere, poi vi fu sistemato l’archivio comunale.
Dopo un accurato restauro nel 1982, dal 1995 ospita mostre, eventi e rassegne teatrali e musicali.

La nuova Chiesa parrocchiale, sempre dedicata a S. Matteo, situata a pochi metri dalla precedente e inaugurata nel 1971, è a pianta a croce latina, spaziosa ed austera, ad una navata.
Nel 1985 i portali sono stati corredati da 12 tavole bronzee rappresentanti episodi della vita di Gesù, opera dello scultore concittadino Giorgio Cocchi.
I dipinti, l’organo del Traer ed altri manufatti, già raccolti nella chiesa più antica, sono stati trasferiti in questo nuovo tempio.

Palazzo Volta, costruito nel 1463 dalla famiglia bolognese dei Volta, è situato nella centrale via Mazzini e ha subito varie modifiche che ne hanno trasformato la struttura. 
Un’ampia scalinata anteriore dà respiro a tutta la facciata.
Qui Bartolomeo Colleoni si installò per circa un mese dopo la battaglia della Molinella (1467).

Il Monumento a Giuseppe Massarenti, eretto negli anni cinquanta e opera dello scultore Mingozzi, si trova nella piazza omonima.

La Chiesa di S. Francesco d'Assisi, situata lungo la via Mazzini, per le sue dimensioni e per l’antica appartenenza al territorio ferrarese viene ancora denominata dai Molinellesi “chiesina ferrarese”.
Il campanile, eretto negli anni sessanta del secolo XIX, fu restaurato e completato nel 1954.

Il Palazzo comunale, inaugurato nel 1936 come Casa del Fascio e adibito a sede comunale dopo l’ultimo conflitto, si trova in piazza Anselmo Martoni.
La fontana e il putto bronzeo, opera dello scultore Carlo Pini, situati nella stessa piazza sono coevi al palazzo.
Nel 1989 il Comune è stato insignito della medaglia di bronzo al valore militare.

Paesaggio• Frazione di Marmorta
La Valle di Marmorta, parte della grande Padusa, fu a lungo contesa durante il Medioevo, tra il monastero camaldolese di Castel de Britti e la Diocesi di Ravenna.
Il nome di Marmorta viene ricordato nelle antiche cronache per la sua vicinanza con la Corte dei Cavalli, l'insediamento a quel tempo di gran lunga piu' importante.
Nel corso del XVII secolo venne eretta, dopo alterne vicende legate alla difficile bonificazione dei terreni la prima chiesa parrocchiale di via Stradone, in seguito abbandonata a causa delle frequenti innondazioni. La nuova chiesa arcipretale, quella attualmente officiata, venne inaugurata nel 1894.

• Frazione di San Martino in Argine
L'esistenza di una "Plebs sancti Martini" con un agglomerato urbano abbastanza consistente e documentata gia' prima del Mille, in relazione ai traffici fluviali. Nel 1390 il paese fu saccheggiato dalle truppe di Gian Galeazzo Visconti che avevano appena distrutto la torre di Molinella.
L'attuale Chiesa Parrocchiale venne innalzata alla fine del XVII secolo sulle fondamenta di un preesistente edificio sacro.
La Chiesa di Santa maria della Corla, situata nelle vicinanze di San Martino, fu fin dal Cinquecento un importante luogo di culto mariano. Accanto ad essa fu costruito un convento, ma gia' alla fine del settecento il complesso religioso inizio' una rapida ed inarrestabile decadenza.
Notevole e' infine la Villa Ghisleri, del XV secolo, ristrutturata nell'attuale aspetto da Giuseppe Grabinski, ufficiale di Napoleone.

Radura• Frazione di San Pietro Capofiume 
Gli aggregati abitativi di San Pietro Capofiume (Caput Fluminis) e del vicino nucleo denominato Alberino si formarono nel XVI secolo lungo l'argine che chiudeva il vecchio corso dell'Idice.
I Padri Serviti vi eressero un convento e un piccolo oratorio, e nel 1592 divenne parrocchia. l'attuale chiesa risale alla meta' del Settecento.
La storia del paese e' stata a lungo legata alle ricorrenti variazioni idrografiche e alle continue dispute di confine fra Bologna e Ferrara. Ebbe vita autonoma come Comune fino alla fine dell'Ottocento, quando divenne frazione di Molinella.
Diede i natali a Severino Ferrari (1865-1905), raffinato poeta e studioso di letteratura, amico fraterno di Pascoli ed allievo prediletto del Carducci che cosi' ne fa menzione:
Allor che agosto cada, o Severino
e chiamin l'acqua le rane canore
noi tornerem poeti a l'Alberino.

Veduta di Selva Malvezzi• Frazione di Selva Malvezzi
Il primo nucleo abitato, denominato Burione di Malvolta, sorse ai margini dell'antica Silva Litana, una vasta area ricoperta di fitti boschi e interrotta da corsi d'acqua ed estesi acquitrini.
Intorno alla meta' del XV secolo Carlo Malvezzi acquisto' quelle terre, le bonifico' e le mise a cultura, liberandole dai banditi che le infestavano. Nel 1455 ricevette peraltro l'investitura di Conte ed edifico' nel borgo un rustico Palazzo comitale.
Il dominio feudale si protrarra' fino al 1796 quando con l'arrivo dei francesi, il territorio fu incorporato nel Dipartimento del Reno.
Nei pressi del paese, in direzione di Budrio, si erge il cosiddetto Palazzaccio, un complesso fortificato fatto costruire da Matteo Malvezzi alla fine del Quattrocento.
Nella seconda meta' del '600 il conte Camillo volle erigere il Palazzo del Governatore, con annessi un ospedale, botteghe, magazzini, e case d'abitazione, assegnando al borgo la caratteristica fisionomia architettonica tuttora mirabilmente conservata.

Altre località
"Alfonsoni", nucleo abitato sorto attorno ad un’antica officina e una falegnameria ai primi dell’Ottocento da tale Alfonso Ungarelli che aveva alcuni figli maschi, chiamati perciò gli Alfonsoni. 

"Durazzo" era un antico abitato del secolo XII, protagonista, assieme a "la piazzetta", a “Cavalli” ed a "Riola", paesi vicini, di lunghe lotte fra gli Estensi e il Senato Bolognese. Le uniche vestigia di Durazzo sono rappresentate dal campanile della chiesa, mentre le altre tre località sono completamente scomparse.

"Ghiaroni", nome che fa riferimento alla ghiaia colà portata in quantità a fine Settecento per opere idrauliche. "Guarda", antico posto di guardia al fiume Idice, attivo fino al 1816, quando il fiume fu deviato.

"Malvezza", così denominata dalla sontuosa villa, recentemente restaurata, costruita a fine Seicento dalle famiglie Malvezzi e Lupari.

"Miravalle". Nucleo abitativo formatosi nel Cinquecento attorno ad un antico porticciolo al termine dell’antica via Barattino, in posizione adiacente alle valli.

Testi tratti da pubblicazioni del Dott. Tullio Calori.

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Pubblicato nel settembre del 2012
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